Sposine Low Cost ed Eco Friendly? Attenzione al Fai da te!

Oggi usciamo un po’ dalla progettazione architettonica e d’interni  per entrare nel mondo degli allestimenti.

Cliente: “Faccio da sola. Così risparmio”.

Con questa premessa sono stata coinvolta in una collaborazione professionale.

Il lavoro  doveva limitarsi ad una consulenza ed un minimo supporto organizzativo.

Nello specifico in un allestimento matrimoniale.

Si è aperto così il fantastico mondo delle sposine fai da te. Non molto lontano dagli allestitori di fiere fai da te, o da curatori improvvisati di esposizioni artistiche.

Il fai da te presuppone tre aspetti fondamentali:

FAI

DA

TE

Ovvero devi essere in grado di FARLO DA SOLO in tempi utili, con un risparmio evidente di tempo e denaro.

Mi dispiace deludervi ma con rare eccezioni  la maggioranza delle sposine  NON è in grado di fare da sola. Stesso discorso vale per esibizioni artistiche, fiere e stand.

Ma soffermiamoci sugli allestimenti matrimoniali.

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La tendenza è quella di organizzare e creare per poi pagare una Weeding Planner che gestisce la sola giornata matrimoniale.

 

Già qui il primo errore. Perché pagare una professionista  una cifra importante  per delegargli solo la gestione delle vostre idee? La wedding planner  è una persona che può a fronte di un budget dichiarato organizzare il matrimonio dei vostri sogni facendovi pure risparmiare.

 

Ricordiamoci che non è il suo primo matrimonio, conosce i rivenditori, le tempistiche e con molta probabilità  anche alcune convenzioni da giocarsi come assi nella manica.

Se dopo un pomeriggio passato su Pinterest avete deciso che siete assolutamente in gradi di realizzare addobbi, allestimenti etc etc eccovi le regole da non dimenticare:

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  • Le foto prese nel web hanno i filtri, che non è una malattia o una caratteristica genetica, ma semplicemente sono taroccate, l’effetto finale potrebbe essere molto differente….ma molto!

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  • Se non avete mai messo un bottone difficilmente vi verrà una rilegatura giapponese se non dopo almeno 10 prove con relativo dispendio di materiale e tempo ( pratica non sostenibile! );

 

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  • Il vostro tempo vale! a meno che  non siate ereditiere  e del fai da te non ve ne frega niente… perché in questo caso il matrimonio ve lo organizza Enzo Miccio e i suoi 15 cloni che tiene nell’armadio per queste occasioni ;

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  • Riciclato significa riciclato, non c’è nulla di sostenibile nell’acquisto compulsivo di oggetti da destinare al riciclo per fare addobbi Shabby chic  o eco friendly;

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  • Gli allestimenti vanno poi montati  e voi non avrete tempo; ma neppure vostro cugino e tanto meno vostra cognata!

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  • L’effetto scenografico non viene per magia ma va studiato e progettato prima! (rispettiamo i professionisti!)

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  • I giri in auto a cercare materiali/fioristi e location a buon prezzo costano! alla fine rischiate di spendere il triplo e inquinare il quadruplo;

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Potrei continuare l’elenco ma il consiglio è quello di rivolgersi ad un professionista, fatevi fare un preventivo e  date un valore al vostro tempo!

 

 

 

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Opificio Golinelli. Scienza,educazione e rigenerazione urbana

In Italia esistono posti dove i giochi da riporre nella mensola della cameretta diventano spazi  dove imparare

“l’importanza del metodo scientifico, valorizza la creatività, l’integrazione culturale, la capacità di cooperare e di cogliere le infinite possibilità offerte dal mondo che cambia”.

Questo luogo è la Scuola delle Idee dell’Opificio Golinelli a Bologna.

Un intelligente progetto di rigenerazione urbana reso possibile dalla Fondazione Golinelli.

Foto di Giovanni Bortolani

 

Foto di Giovanni Bortolani

 

Ma partiamo dalla Fondazione.La Fondazione Golinelli nata a Bologna nel 1988  è una fondazione privata  a carattere filantropico; si occupa perlopiù di progetti educativi con la finalità specifica di favorire la crescita etica , intellettuale della società con particolare attenzione ai giovani e con  l’obiettivo di contribuire allo sviluppo sostenibile del nostro Paese.

Dalla Fondazione Golinelli nasce l’Opificio Golinelli.

Foto di Giovanni Bortolani

 

L’Opificio Golinelli è una cittadella della conoscenza, una sorta di  laboratorio  sperimentale didattico nel campo delle scienze e delle tecnologie.

L’Opificio Golinelli è anche un interessantissimo progetto di rigenerazione urbana  realizzato e pensato in maniera intelligente e contemporanea.

Il progetto è dello studio di architettura DIVERSERIGHESTUDIO di Bologna, un Team di 3 architetti relativamente giovani (per quello che può significare giovani professionisti nel nostro paese!)

Vincitore di Premi e riconoscimenti, l’intervento si sviluppa come un’ enorme gioco di scatole.

foto di Giovanni Bortolani

Dentro il contenitore principale vengono inserite altri contenitori più piccoli con delle funzioni specifiche , che permettono di creare lo spazio giusto senza intervenire sulla struttura principale.

Foto di Giovanni Bortolani

 

 

In pratica si utilizza l’involucro principale come una pelle contenitore senza stravolgerne  dimensioni e caratteristiche. Questo approccio permette di utilizzare gli enormi spazi dilatati mantenendo la visione complessiva dell’edificio industriale, caratterizzato da un’illuminazione naturale continua e diffusa.

Qui sotto un esempio di come l’illuminazione naturale si ingloba e con la progettazione di nuovi spazi .

Foto di Giovanni Bortolani

Cosa succede quando lo spazio viene gestito in maniera così precisa?

Succede che esaurite le funzioni rimangono ancora spazi liberi a disposizione che rendono l’insieme ancora più adattabile e modificabile agli eventi ed alla progettazione di incontri.

Più spazio libero significa più possibilità creative al suo interno.

 

 

Foto di Giovanni Bortolani

 

Ma l’Opificio Golinelli è anche caratterizzato dall’uso dei colori .

 

Riproposti poi nello studio dell’immagine grafica,  volti a creare una segnaletica riconoscibile in  maniera chiara .

Il progetto è caratterizzato da un percorso di sviluppo che doveva tenere in considerazione le differenti fasce d’età dell’utenza e la differenziazione di proposte.

In un’ottica di “progetti all’interno del progetto” ogni spazio ha una sua unicità grafica, spaziale e concettuale.

Evitando  quelle situazioni di sovrapposizione tra i più piccoli e gli adulti .

Qui sotto la pianta di sviluppo progettuale.

 

Un’altro esempio italiano di rigenerazione urbana intelligente.

 

 

Tutte le foto sono di Giovanni Bortolani , date un occhiata al suo sito;

Le immagini di progetto sono prese dallo sito di DIVERSERIGHESTUDIO;

 

Cambio look con una porta!

Cambiare il look ad una zona della vostra casa può essere molto più semplice di quello che pensate, spesso basta cambiare una porta.

Le porte d’arredo nascono esattamente per questa esigenza, essere funzionali  nella divisione di ambienti comunicanti ma al tempo stesso creare unicità con lo stile della casa o dell’ufficio , dare indicazioni , togliere o aumentare la luce.

Se negli anni ’80 le nostre porte in laminato laccato venivano ricoperte di poster e carte adesive , o in alternativa impreziosite con improbabili vetri  oggi le soluzioni sono molteplici ed osare è alla portata di tutti.

Il mercato è ampio, spesso le scelte vengono fatte su meri calcoli economici ma nella scelta della porta sopratutto in presenza di vetri e decori o meccanismi sarà la manutenzione e la resistenza nel tempo a far la differenza.

Perché risparmiare  oggi a favore di prodotti di bassa qualità per poi dover pagare domani manutenzione, pulizie continue ( le varie lavorazioni del vetro sono fondamentali) rotture o addirittura mal funzionamento?

Facendo  un po’ di confronti ho individuato alcune aziende, in particolare mi sono soffermata  su un’azienda veneta  da un lato per la vicinanza  territoriale ( aspetto importantissimo per fare scelte consapevoli!)  e dall’altro per le soluzioni giovanili e contemporane, il tutto con un’attenzione particolare a dettagli e finiture :

la Henry Glass di Treviso.

Facciamo una carrellata di alcune soluzioni che l’azienda propone:

Le porte scorrevoli con meccanismo a vista. Ideali per ambienti giovani e dove non possiamo intervenire con  cartongesso o similari.

 

o in alternativa con mantovana che segna la presenza di un meccanismo ma lo nasconde come nel caso della collezione Vitra della Henry Glass firmata dall’Architetto e designer Alessandro Mendini.

Doppia porta scorrevole esterno muro Classic, linea Vitra, vetro trasparente, decoro sabbiato Labirinto 1 e 1A firmato da Alessandro Mendini, doppio maniglione HG400 cromo satinato, mantovana in finitura alluminio.

Sempre della Henry Glass  le soluzioni più interessanti per risolvere spazi e decori della casa. L’azienda fa soluzioni personalizzate ed utilizza tecnologie particolari che permettono soluzioni  a prezzi assolutamente  accettabili ( stiamo parlando di aziende italiane che lavoro sul territorio e non colossi della distribuzione  che abbassano i prezzi importando da fuori e risparmiando su finiture e qualità).

Inoltre aspetto non da poco a conti fatti la flessibilità delle misure proposte  permette di avere soluzioni di lusso al prezzo  di soluzioni più commerciali.

Porta scorrevole esterno muro Inside, linea Vitra a filo lucido, vetro stratificato extralight satinato, decoro impressioni Sonetto dell'Accademia delle Belle Arti di Venezia, accessori anodizzati moka.:

Qui sopra un’esterno muro a filo lucido, la decorazione in questo caso nasce da un collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Sempre parlando di decori , qui sotto un’altra proposta della linea Vitra dell’azienda veneta .

I decori sono all’interno della stratificazione, questo significa che con il tempo rimarranno inalterati.

Porte scorrevoli esterno muro Classic, linea Vitra a filo lucido, vetro stratificato trasparente extralight, decoro impressioni Stagioni effetto tortora, mantovana e pomelli quadri anodizzati moka.:

 

Ma se lo scorrevole non fa per me?

Ecco due soluzioni  decorate una in versione battente ( la classica porta ) ma senza stipiti  e la versione scorrevole a muro.

A sinistra porta a battente su stipite Plain filo muro, vetro stratificato trasparente extralight, decoro Decò bianco. A destra scorrevole a scomparsa senza stipite, vetro stratificato trasparente extralight, decoro Decò effetto ardesia. Accessori anodizzati alluminio:

 

Ma le porte non sono solo per passare da una stanza all’altra. Avete mai sognato una cabina armadio ? non serve avere stanze in più, si può ricavarne una ovunque anche nella zona giorno con soluzioni di questo tipo:

Possono  dividere gli ambienti senza rinunciare a luci e trasparenze.

 

La porta assume una dignità a se tanto da espandere il suo spazio decorativo oltre le misure standard.

La porta con decoro specchiato e mantovana a vista, altra soluzione ideale in una zona giorno unica  con un’unico passaggio che porta ai servizi ed alla camera .

 

Vi consiglio di fare un giro sul loro sito online!

I giardini della pioggia, quando il meteo crea rigenerazione urbana.

I giardini della pioggia?

Probabilmente qualcuno li conosce già con il loro nome anglofono : Rain Gardens.

I Rain Gardens sono dei piccoli giardini , realizzati  in maniera autonoma attraverso l’auto costruzione, diffusi in Australia, Stati Uniti ed Inghilterra.

Piccoli  ma efficaci esempi di sostenibilità in ambito comunitario.

Ma cosa sono ?

Aiuole, tetti verdi o anche vasi esterni nelle nostre case,  insomma tutti quegli ambiti in cui è possibile  ricostruire  e riproporre  un giardino di dimensioni più o meno grandi.
urban rain gardens - Google Search:

Che caratteristiche hanno?

I Rain Gardens sono dei raccoglitori e depuratori di acqua piovana.

Come funzionano?

Sotto lo strato superficiale di terra viene posizionato uno strato di sabbia la cui funzione è di depurare e filtrare l’acqua piovana che scorrendo lungo le superfici permeabili ( marciapiedi, tetti, muri, etc ) raccoglie  sostanze e polveri inquinanti.

In Australia una collaborazione tra governo e società di gestione delle acque  da anni sostiene  l’auto costruzione anche attraverso siti che spiegano ai cittadini come realizzare aiuole e giardini adatti allo scopo.  In  questo link il sito della società che gestisce le acque.

Mentre qui trovate l’entusiasmante pagina con tutte le istruzioni per realizzare correttamente la parte tecnica e per la scelta e la cura delle piante.

Ma perché realizzarne uno?

Perché il problema della permeabilità del suolo e dell’inquinamento delle acque grava su tutti noi.

2014 ASLA住宅设计杰出奖 Woodland Rain Gardens:

Distribuire il flusso dell’acqua piovana  e permettere che questa arrivi già parzialmente depurata grava meno sull’inquinamento delle acque  ed aiuta il suolo e l’impianto fognario ad evitare i sovraccarichi durante  i periodi di grandi precipitazioni, evitando così o perlomeno, riducendo la possibilità di allagamenti stradali.

08 Rain garden stradale presso Victoria (Canada)

 

Negli Stati Uniti si realizzano campagne comunitarie per raggiungere una diffusione sempre più capillare di questi piccoli giardini. L’idea è quella di coinvolgere la comunità nella salvaguardia degli spazi.

 E qui in Italia?

Con un ritardo clamoroso , considerando le condizioni critiche del dissesto idrogeologico  del nostro territorio , da  pochissimi anni vengono avviati dei  progetti sperimentali a carattere pubblico.

Diversamente le vasche di fitodepurazione che riguardano l’ambito di depurazione delle acque degli scarichi sono già una realtà da parecchi anni  ma ne parleremo in un’altra occasione.

Il più noto Rain Gardens è a Milano datato 2015 legato alle opere di riqualificazione dell’Expo firmato dallo studio paesaggistico Laura Gatti è interessa la nuova strada interquartiere Zara-Expo.

I Rain Gardens sono un’alternativa sostenibile e funzionale alla riqualificazione degli spazi verdi residui anche all’interno di progetti di rigenerazione.

streetscape, sidewalk, pave, pattern, hexagon:    

 

E noi?

Nel nostro piccolo possiamo iniziare a raccogliere l’acqua delle grondaie  o creare vasca di scolo  ad hoc lungo i perimetri della casa.

Una bella occasione per sperimentare soluzioni estetiche alternative, funzionali e amiche dell’ambiente.

  

 

 

 

 

 

 

 

Rigenerazione italiana a Marsiglia . La ceramica dei Docks.

Un bel intervento di rigenerazione dalla firma italiana a Marsiglia.

Progetto dello studio 5+1AA composto da Alfonso Femia e Gianluca Peluffo è uno di quegli interventi che emozionano.

I  Docks sono stati ridefiniti  celebrando il loro valore di connessione tra il mare e la città e non come elementi di separazione o entità a sé. L’edificio è stato ripensato aumentandone la trasparenze  attraverso  un sistema ragionato di penetrazioni e allunghi. Lo scantinato  è così  completamente permeabile.

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La parte interna è definita da 4 corti che sono state ricreate secondo un sistema basato sull’intensità dei flussi delle persone.Il progetto dei Docks è a misura d’uomo.

Parla una progettazione fatta da artigianato e cura dei particolari, anche le funzioni sono poste in maniera equilibrata tra uffici e spazi commerciali che sono ed esclusivamente di brand indipendenti, start up e realtà locali.

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Le 4 corti :Barcellona, Roma, Le Village e Le Marché; sono trattate differentemente .

Ognuna ha un tema: la natura, il mediterraneo, il mercato ecc.  ma quello che colpisce è l’uso della dimensione artigianale delle ceramiche.

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La corti sono trattate con disegni ceramici unici , disegnati in scala 1:2 direttamente dai progettisti con le aziende e gli artisti.

La corte mediterranea  gioca sulla luce e sui riflessi , la ceramica diventa  uno specchio  che si dissolve salendo.

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La terza corte è caratterizzata dalla dissolvenza della pietra a favore della natura che vi entra in maniera prepotente, la corte naturale riprende le ceramiche verdi  su cui inserisce dei vasi sospesi di gelsomino e ricrea  l’ambiente Mediterraneo con dei gechi scultura e delle libellule di  Danilo Trogu , qui il suo profilo tumblr.

 

 

Nella quarta corte  l’ambientazione è quella del mercato , un sistema di vele sospese  richiamano le atmosfere culturali della costa.

Le facciate sono trattate con un intervento  che è una fusione tra il marketing dei brand, la grafica cartacea e la tipografia di altissimo livello il tutto curato dallo studio Tapiro Design. Le facciate diventano dei luoghi dove si snoda il racconto e si gioca con il logotipo e con la tipografia.

 

Tante le aziende italiane coinvolte in veste di eccellenze artigianali.

Un bel progetto europeo che parla italiano , rigenera un luogo e ridefinisce una dimensione a misura d’uomo.

 

 

 

 

Ma il bamboo non arriva da troppo lontano?

Bamboo.

Tutti lo conosciamo , sempre più spesso se ne sente parlare in termini di sostenibilità.

Il bamboo è una graminacea, una specie di erba gigante, che cresce velocemente e si riproduce  solo attraverso un’eventuale rimpianto del rizoma.

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Rizoma di bamboo che esce dal terreno

 

E’ leggero , flessibile ma al tempo stesso resistente. Facile da trasportare .

Il legno del bamboo è resistente, talmente tanto da essere definito l’acciaio vegetale ed essere utilizzato in Asia per le impalcature.

 

Ma non solo impalcatura!  In edilizia  le sue notevoli proprietà meccaniche permettono di utilizzarlo sia come colonna che come trave,  ma anche per finiture, le prefabbricazioni, le pavimentazioni e le pareti .

 

Nel design viene utilizzato sia in forme più rifinite e ricercate come gli esempi qua sotto:14408

 

che in versione spartana al naturale:

 

Ma il bamboo cresce qui da noi? Da dove arriva questo bamboo?

Il bamboo oramai in Italia ha preso piede, si trovano realtà aziendale che lo coltivano  e lo distribuiscono,  ma il suo impatto ambientale anche se provenisse dall’Asia sarebbe comunque sostenibile o perlomeno lo è solo se utilizzato in determinate maniere.

La sua LCA ( Life Cycle Assesment ovvero il ciclo di vita utile) è stata oggetto di studio in Olanda dal massimo esperto di statica delle costruzioni  in bamboo, lo studio ha evidenziato come il bamboo proveniente, ad esempio dall’ area asiatica, se utilizzato per le sue caratteristiche naturali e non sotto forma di laminato ( il Parquet) risulta comunque più sostenibile dei materiali usati tradizionalmente le strutture. In pratica l’uso del bamboo per fini strutturali  ad oggi risulta più sostenibile di un ‘alternativa in acciaio.

Ma il bamboo in Italia? Proviamo a rispondere ad alcune perplessità.

  • Il bamboo in Italia esiste e viene coltivato;
  • Il bamboo non è un sostituto del canneto tradizionale perché le caratteristiche sia meccaniche che biologiche sono differenti, non entrano in competizioni;
  • Il bamboo è invasivo ma ha dei limiti ben chiari. le radici non scendono sotto i 60 cm, per impedirne la crescita basta fare una trincea superiore ai 60 cm di profondità; (risolto il mistero di come bloccare il bamboo) non ho provato, ma mi fido dei neo-coltivatori italiani.
  • Il bosco di bambù è un organismo unico che si è sviluppato da un’unica pianta percui come tutti gli organismi ad un certo punto si autolimita nello sviluppo. Non invade tutta la terra.

 

Il bamboo è oramai entrato nelle nostre vite, è sostenibile e potrebbe essere una risorsa economica per i paese più poveri dove è presente in maniera naturale.

Usarlo in maniera corretta è possibile, la provenienza di laminati o prodotti finiti  che non siano di lavorazione artigianale  ( reale ) devono essere di origine italiana o quantomeno avere un origine territoriale abbastanza vicina da pareggiare i consumi e l’utilizzo delle risorse per il prodotto finito.

Buona ricerca!

 

Colazione in terrazzo… al 5° piano su 2 mq.

Arriva la bella stagione e con essa , allergie permettendo, molti vengono travolti dall’ancestrale voglia di passare i momenti conviviali  , colazione, pranzi e cena all’aperto.

Veniamo catturati da terrazze e complementi d’arredo ricercati , immagini patinate di terrazzi fioriti , arredati con sedie, cuscini, tavolini.

Ma la realtà qual’è?

La realtà è che in Italia i terrazzi sono perlopiù dei luoghi senza infamia e senza lode.

Nei condomini datati  sono addossati tra loro e si affacciano su strade iper trafficate o in alternativa su ripetitori.

Per non parlare dei palazzi d’epoca dove i balconcini si riducono a pochi centimetri di spazio fatiscente.

Lo spazio si riduce al minimo e si deve dividere tra fiori , piante e contenitori della raccolta differenziata.

Alcune ispirazioni  e riflessioni per ottenere degli spazi interessanti, naturali , coerenti  allo spazio reale e sfatare un po’  quello che giornalmente ci  viene venduto come “spettacolare”

Le foto vi fregano! Vediamo questo esempio :

questo angolo per la colazione è veramente ridotto, la sedia si incastra tra 2 piante ed il tavolino può contenere  a malapena quella 4 cose. Inoltre la porta si apre direttamente sul tavolino… della serie se siete in due uno rimarrà per sempre nel balconcino.

microtable

 

Vediamo qualche  soluzione per sfruttare gli spazi ridotti.

Se la terrazza lo permette e presenta una orribile  parete laterale le soluzioni che possiamo valutare sono di sfruttarla per il “verde”:  fiori, piante e perché no un piccolo orto di aromi ( ne parleremo prossimamente, belli da vedere ma complessi da gestire) o in alternativa come  schienale delle seduta.

 

 

ma se il terrazzo è completamente aperto ?

Potete sfruttare la parete dell’appartamento o in alternativa per i più coraggiosi affidarvi alla ringhiera. Considerate che la sensazione di vuoto alle spalle non è proprio ideale dal punto di vista del  comfort:

 

Per la scelta della seduta una buona soluzione sostenibile e low cost è utilizzare dei contenitori-seduta: casse, cassette capovolte, vecchi pouf riadattati .

 

La seduta  diventa anche il contenitore della differenziata “inodore” come la carta o la plastica e può essere  abbinata a vasi- contenitori simili:

 

Siate onesti nella valutazione degli spazi. Un’area piacevole permette movimenti comodi e naturali, riempire troppo uno spazio per scimmiottare le riviste d’arredo o le proposte  commerciale dei rivenditori di mobili low cost non è una scelta naturale  e in poco tempo lo spazio verrà abbandonato.

Ecco due  esempi a confronto.

Il primo spazio con poltroncine e tavolino è saturo ma al limite della fruibilità, può essere ancora utilizzato in maniera naturale, nel secondo esempio la sedia è costretta tra la fioriera ed il muro ( volutamente omesso  dal fotografo per ispirare uno spazio più grande), questa è una soluzione forzata, che obbliga a movimenti innaturali.

 

Un’interessante alternativa è la contaminazione tra gli spazi interni ed esterni.

In presenza di spazi molto ridotti si sfruttano gli interni  come in questo caso dove il balconcino diventa seduta:

spazi ridotti

 

Concludendo:

Colazione in terrazzo ? si ma seguendo qualche regola:

  • Essere onesti. Non viviamo affacciati sul mare ma sul raccordo della statale? Forse il terrazzo è da dedicare esclusivamente alle piante che puliscono l’aria e attutiscono i rumori.

Vasche alte

  • Individuare correttamente lo spazio di cui necessitiamo. A colazione vi mangiate 2 pandori, 4 tazze di caffelatte e 6 polli? Vi serve un tavolo extra large, altrimenti passerete la colazione facendo avanti e indietro dalla cucina.

 

  • Valutare clima ed esposizione.Il sole la mattina del 2 luglio potrebbe essere troppo caldo e non avete lo spazio per l’ombrellone.Viceversa il terrazzo a nord potrebbe essere umido  e fastidioso in primavera ed in autunno. Dedicatelo alle letture del pomeriggio con lo spazio arredato per questa specifica funzione.

Ma in generale la domanda da farsi quando si decide di modificare uno spazio è:

Quali sono le mie reali necessità?

 

Buona colazione sul raccordo!