Social Housing

Casa. Casa per tutti. Edilizia pubblica. Emergenza abitativa.

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Street-art e politica sociale

 

Sentiamo quotidianamente  parlare delle problematiche abitative del nostro territorio. Carenza d’alloggi, cattiva gestione, ghettizzazione.

Così mentre il patrimonio edilizio nazionale diventa sempre più vecchio  e inadeguato, prolificano le case  sfitte ed in attesa di locazione, gli spazi artigianali sono perlopiù gallerie di cartelli vendesi ed affittasi e manca un’idea generale risolutiva dei problemi che ruotano intorno allo spazio urbano.

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Interventi di colore, non risolvono le problematiche abitative ma coinvolgono la popolazione nel miglioramento e salvaguardia del proprio spazio urbano

Ci viene in aiuto la progettazione organica, ovvero la capacità progettuale di affrontare e risolvere ( o perlomeno tentare ) temi complessi e distanti tra loro ( solo apparentemente) in un unico progetto unitario.

Uno degli aspetti di progettazione organica che coinvolge  o potrebbe coinvolgere molti nodi abitativi del nostro territorio è il Social Housing.

 

Il Social Housing  è un intervento di progettazione immobiliare ed urbana che affronta in maniera unitaria e globale le tematiche di :

emergenza abitativa

integrazione comunitaria

diffusione di pratiche sostenibili

e non solo.

Questi aspetti non vengono risolti con interventi unitari ma puntano  a risultati globali ed alla creazione di  vere e proprie comunità e quartieri  residenziali ad alta efficienza energetica e dal profilo sostenibile, connesse tramite spazi collettivi e di condivisione sociale. Il tutto in un connubio tra pubblico e privato.

Il Social Housing è un laboratorio di ricerca  sociale e progettuale che punta all’integrazione ed al benessere.

Uno degli aspetti più interessanti è la distribuzione attraverso quote della fasce di popolazione. Questo significa che in un progetto unico le persone all’interno dell’area saranno in maniera proporzionale divise in :

Giovani, single, coppie , anziani, famiglie numerose e non etc.. il tutto distribuito in maniera organica  e non basata solo su standard e protocolli burocratici.

Ovviamente come spesso succede nella contemporaneità il business economico qualche volta  prende il sopravvento e mere interventi di speculazione sponsorizzata vengono in maniera molto subdola spacciati per interventi di  Social Housing.

Il risultato qual’è?  Vedremo nei prossimi anni l’evoluzione di questi spazi.

Ma sopratutto vedremo se i propositi legati alla condivisione degli spazi saranno vincenti o fallimentari come gli esperimenti del  movimento moderno in Italia mal compresi ed oggi luoghi di ghettizzazione e  criminalità.

 

Qui sotto il progetto parigino dello studio di architettura Peripheriques dove  sociale, sostenibilità , basso impatto energetico si fondono  in maniera organica ed esteticamente piacevole.

 

Qui sotto alcune immagini dell’ intervento di Riequilibrio ecologico e Social Housing al Parco dei Mulini di Lugo di Romagna . Per quello che mi riguarda sembra più una forzatura. L’area destinata ad interventi di Social Housing è oggetto di questa parte di lottizzazione privata secondo standard energetici e sostenibili. L’intervento ha preso la certificazione internazionale GBC Home di cui parleremo prossimamente ( qui intanto se volete darvi una letta).

Rimango molti dubbi sull’effettiva necessità di costruire ex novo con tutto il patrimono edilizio esistente da riqualificare

 

 

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Greenwashing. Non è tutto verde quel …

Sostenibilità, verde, ambiente. Recentemente mi sono confrontata  su alcuni temi di architettura sostenibile  con  dei colleghi.

Con grande stupore mi sono ritrovata a parlare di pratiche e costruzioni che usano il “verde” ( ovvero piante, materiali naturali…etc) con risultati ottimali e spesso  lodevoli ma che peccano sempre in alcuni punti:  come la provenienza dei materiali ( distanza e area) o l’assenza di valutazioni sulle pratiche costruttive locali ( spesso già predisposte  in maniera sostenibile ma completamente dimenticate).

In  ambiti più grandi capita di sentir parlare di mega costruzioni ad energia zero o interventi di riqualificazione urbana  a basso impatto ambientale  che nascondono mega parcheggi costellati di tristi alberi costretti tra cemento ed asfalto.

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Intanto nell’immaginario collettivo termini come impatto ambientale e sostenibilità diventano sempre più comuni ma incominciano ad essere accompagnati da una nebbia sui loro reali significati.

Ci viene in aiuto un neologismo  introdotto  nel 1986 dall’ambientalista americano Jay Westerveld:  il Greenwashing.

Greenwashing indica la strategia di comunicazioni finalizzata a costruire un immagine POSITIVA ma INGANNEVOLE sui temi dell’Impatto Ambientale.

Un esempio italiano è il Bosco verticale di Stefano Boeri a Milano.

Pluripremiato a livello mondiale  per il profilo sostenibile, si tratta di  un Bosco ( Bosco come quello di Cappuccetto Rosso  ma solo con il Lupo) privatizzato e  snaturato.

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Il grattacielo è sicuramente  impressionate.

Gli alberi sospesi sono più vicini ad un immaginario fantastico ma  il progetto nasconde della  mera cementificazione ( non necessaria)  mascherata da un’operazione di marketing a livello mondiale.

Ecco il Bosco Verticale visto dal punto di vista di Cappuccetto Rosso…

VIsto da sotto

 

Ecco il Bosco Verticale dal punto di vista del lupo.

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Cara Cappuccetto Rosso ci spiace, ma per oggi niente passeggiata nel bosco,  ti tocca prendere la metro.

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Illustrazione di Giorgio Maria Griffa