I giardini della pioggia, quando il meteo crea rigenerazione urbana.

I giardini della pioggia?

Probabilmente qualcuno li conosce già con il loro nome anglofono : Rain Gardens.

I Rain Gardens sono dei piccoli giardini , realizzati  in maniera autonoma attraverso l’auto costruzione, diffusi in Australia, Stati Uniti ed Inghilterra.

Piccoli  ma efficaci esempi di sostenibilità in ambito comunitario.

Ma cosa sono ?

Aiuole, tetti verdi o anche vasi esterni nelle nostre case,  insomma tutti quegli ambiti in cui è possibile  ricostruire  e riproporre  un giardino di dimensioni più o meno grandi.
urban rain gardens - Google Search:

Che caratteristiche hanno?

I Rain Gardens sono dei raccoglitori e depuratori di acqua piovana.

Come funzionano?

Sotto lo strato superficiale di terra viene posizionato uno strato di sabbia la cui funzione è di depurare e filtrare l’acqua piovana che scorrendo lungo le superfici permeabili ( marciapiedi, tetti, muri, etc ) raccoglie  sostanze e polveri inquinanti.

In Australia una collaborazione tra governo e società di gestione delle acque  da anni sostiene  l’auto costruzione anche attraverso siti che spiegano ai cittadini come realizzare aiuole e giardini adatti allo scopo.  In  questo link il sito della società che gestisce le acque.

Mentre qui trovate l’entusiasmante pagina con tutte le istruzioni per realizzare correttamente la parte tecnica e per la scelta e la cura delle piante.

Ma perché realizzarne uno?

Perché il problema della permeabilità del suolo e dell’inquinamento delle acque grava su tutti noi.

2014 ASLA住宅设计杰出奖 Woodland Rain Gardens:

Distribuire il flusso dell’acqua piovana  e permettere che questa arrivi già parzialmente depurata grava meno sull’inquinamento delle acque  ed aiuta il suolo e l’impianto fognario ad evitare i sovraccarichi durante  i periodi di grandi precipitazioni, evitando così o perlomeno, riducendo la possibilità di allagamenti stradali.

08 Rain garden stradale presso Victoria (Canada)

 

Negli Stati Uniti si realizzano campagne comunitarie per raggiungere una diffusione sempre più capillare di questi piccoli giardini. L’idea è quella di coinvolgere la comunità nella salvaguardia degli spazi.

 E qui in Italia?

Con un ritardo clamoroso , considerando le condizioni critiche del dissesto idrogeologico  del nostro territorio , da  pochissimi anni vengono avviati dei  progetti sperimentali a carattere pubblico.

Diversamente le vasche di fitodepurazione che riguardano l’ambito di depurazione delle acque degli scarichi sono già una realtà da parecchi anni  ma ne parleremo in un’altra occasione.

Il più noto Rain Gardens è a Milano datato 2015 legato alle opere di riqualificazione dell’Expo firmato dallo studio paesaggistico Laura Gatti è interessa la nuova strada interquartiere Zara-Expo.

I Rain Gardens sono un’alternativa sostenibile e funzionale alla riqualificazione degli spazi verdi residui anche all’interno di progetti di rigenerazione.

streetscape, sidewalk, pave, pattern, hexagon:    

 

E noi?

Nel nostro piccolo possiamo iniziare a raccogliere l’acqua delle grondaie  o creare vasca di scolo  ad hoc lungo i perimetri della casa.

Una bella occasione per sperimentare soluzioni estetiche alternative, funzionali e amiche dell’ambiente.

  

 

 

 

 

 

 

 

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Rigenerazione italiana a Marsiglia . La ceramica dei Docks.

Un bel intervento di rigenerazione dalla firma italiana a Marsiglia.

Progetto dello studio 5+1AA composto da Alfonso Femia e Gianluca Peluffo è uno di quegli interventi che emozionano.

I  Docks sono stati ridefiniti  celebrando il loro valore di connessione tra il mare e la città e non come elementi di separazione o entità a sé. L’edificio è stato ripensato aumentandone la trasparenze  attraverso  un sistema ragionato di penetrazioni e allunghi. Lo scantinato  è così  completamente permeabile.

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La parte interna è definita da 4 corti che sono state ricreate secondo un sistema basato sull’intensità dei flussi delle persone.Il progetto dei Docks è a misura d’uomo.

Parla una progettazione fatta da artigianato e cura dei particolari, anche le funzioni sono poste in maniera equilibrata tra uffici e spazi commerciali che sono ed esclusivamente di brand indipendenti, start up e realtà locali.

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Le 4 corti :Barcellona, Roma, Le Village e Le Marché; sono trattate differentemente .

Ognuna ha un tema: la natura, il mediterraneo, il mercato ecc.  ma quello che colpisce è l’uso della dimensione artigianale delle ceramiche.

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La corti sono trattate con disegni ceramici unici , disegnati in scala 1:2 direttamente dai progettisti con le aziende e gli artisti.

La corte mediterranea  gioca sulla luce e sui riflessi , la ceramica diventa  uno specchio  che si dissolve salendo.

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La terza corte è caratterizzata dalla dissolvenza della pietra a favore della natura che vi entra in maniera prepotente, la corte naturale riprende le ceramiche verdi  su cui inserisce dei vasi sospesi di gelsomino e ricrea  l’ambiente Mediterraneo con dei gechi scultura e delle libellule di  Danilo Trogu , qui il suo profilo tumblr.

 

 

Nella quarta corte  l’ambientazione è quella del mercato , un sistema di vele sospese  richiamano le atmosfere culturali della costa.

Le facciate sono trattate con un intervento  che è una fusione tra il marketing dei brand, la grafica cartacea e la tipografia di altissimo livello il tutto curato dallo studio Tapiro Design. Le facciate diventano dei luoghi dove si snoda il racconto e si gioca con il logotipo e con la tipografia.

 

Tante le aziende italiane coinvolte in veste di eccellenze artigianali.

Un bel progetto europeo che parla italiano , rigenera un luogo e ridefinisce una dimensione a misura d’uomo.

 

 

 

 

Ma il bamboo non arriva da troppo lontano?

Bamboo.

Tutti lo conosciamo , sempre più spesso se ne sente parlare in termini di sostenibilità.

Il bamboo è una graminacea, una specie di erba gigante, che cresce velocemente e si riproduce  solo attraverso un’eventuale rimpianto del rizoma.

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Rizoma di bamboo che esce dal terreno

 

E’ leggero , flessibile ma al tempo stesso resistente. Facile da trasportare .

Il legno del bamboo è resistente, talmente tanto da essere definito l’acciaio vegetale ed essere utilizzato in Asia per le impalcature.

 

Ma non solo impalcatura!  In edilizia  le sue notevoli proprietà meccaniche permettono di utilizzarlo sia come colonna che come trave,  ma anche per finiture, le prefabbricazioni, le pavimentazioni e le pareti .

 

Nel design viene utilizzato sia in forme più rifinite e ricercate come gli esempi qua sotto:14408

 

che in versione spartana al naturale:

 

Ma il bamboo cresce qui da noi? Da dove arriva questo bamboo?

Il bamboo oramai in Italia ha preso piede, si trovano realtà aziendale che lo coltivano  e lo distribuiscono,  ma il suo impatto ambientale anche se provenisse dall’Asia sarebbe comunque sostenibile o perlomeno lo è solo se utilizzato in determinate maniere.

La sua LCA ( Life Cycle Assesment ovvero il ciclo di vita utile) è stata oggetto di studio in Olanda dal massimo esperto di statica delle costruzioni  in bamboo, lo studio ha evidenziato come il bamboo proveniente, ad esempio dall’ area asiatica, se utilizzato per le sue caratteristiche naturali e non sotto forma di laminato ( il Parquet) risulta comunque più sostenibile dei materiali usati tradizionalmente le strutture. In pratica l’uso del bamboo per fini strutturali  ad oggi risulta più sostenibile di un ‘alternativa in acciaio.

Ma il bamboo in Italia? Proviamo a rispondere ad alcune perplessità.

  • Il bamboo in Italia esiste e viene coltivato;
  • Il bamboo non è un sostituto del canneto tradizionale perché le caratteristiche sia meccaniche che biologiche sono differenti, non entrano in competizioni;
  • Il bamboo è invasivo ma ha dei limiti ben chiari. le radici non scendono sotto i 60 cm, per impedirne la crescita basta fare una trincea superiore ai 60 cm di profondità; (risolto il mistero di come bloccare il bamboo) non ho provato, ma mi fido dei neo-coltivatori italiani.
  • Il bosco di bambù è un organismo unico che si è sviluppato da un’unica pianta percui come tutti gli organismi ad un certo punto si autolimita nello sviluppo. Non invade tutta la terra.

 

Il bamboo è oramai entrato nelle nostre vite, è sostenibile e potrebbe essere una risorsa economica per i paese più poveri dove è presente in maniera naturale.

Usarlo in maniera corretta è possibile, la provenienza di laminati o prodotti finiti  che non siano di lavorazione artigianale  ( reale ) devono essere di origine italiana o quantomeno avere un origine territoriale abbastanza vicina da pareggiare i consumi e l’utilizzo delle risorse per il prodotto finito.

Buona ricerca!

 

Colazione in terrazzo… al 5° piano su 2 mq.

Arriva la bella stagione e con essa , allergie permettendo, molti vengono travolti dall’ancestrale voglia di passare i momenti conviviali  , colazione, pranzi e cena all’aperto.

Veniamo catturati da terrazze e complementi d’arredo ricercati , immagini patinate di terrazzi fioriti , arredati con sedie, cuscini, tavolini.

Ma la realtà qual’è?

La realtà è che in Italia i terrazzi sono perlopiù dei luoghi senza infamia e senza lode.

Nei condomini datati  sono addossati tra loro e si affacciano su strade iper trafficate o in alternativa su ripetitori.

Per non parlare dei palazzi d’epoca dove i balconcini si riducono a pochi centimetri di spazio fatiscente.

Lo spazio si riduce al minimo e si deve dividere tra fiori , piante e contenitori della raccolta differenziata.

Alcune ispirazioni  e riflessioni per ottenere degli spazi interessanti, naturali , coerenti  allo spazio reale e sfatare un po’  quello che giornalmente ci  viene venduto come “spettacolare”

Le foto vi fregano! Vediamo questo esempio :

questo angolo per la colazione è veramente ridotto, la sedia si incastra tra 2 piante ed il tavolino può contenere  a malapena quella 4 cose. Inoltre la porta si apre direttamente sul tavolino… della serie se siete in due uno rimarrà per sempre nel balconcino.

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Vediamo qualche  soluzione per sfruttare gli spazi ridotti.

Se la terrazza lo permette e presenta una orribile  parete laterale le soluzioni che possiamo valutare sono di sfruttarla per il “verde”:  fiori, piante e perché no un piccolo orto di aromi ( ne parleremo prossimamente, belli da vedere ma complessi da gestire) o in alternativa come  schienale delle seduta.

 

 

ma se il terrazzo è completamente aperto ?

Potete sfruttare la parete dell’appartamento o in alternativa per i più coraggiosi affidarvi alla ringhiera. Considerate che la sensazione di vuoto alle spalle non è proprio ideale dal punto di vista del  comfort:

 

Per la scelta della seduta una buona soluzione sostenibile e low cost è utilizzare dei contenitori-seduta: casse, cassette capovolte, vecchi pouf riadattati .

 

La seduta  diventa anche il contenitore della differenziata “inodore” come la carta o la plastica e può essere  abbinata a vasi- contenitori simili:

 

Siate onesti nella valutazione degli spazi. Un’area piacevole permette movimenti comodi e naturali, riempire troppo uno spazio per scimmiottare le riviste d’arredo o le proposte  commerciale dei rivenditori di mobili low cost non è una scelta naturale  e in poco tempo lo spazio verrà abbandonato.

Ecco due  esempi a confronto.

Il primo spazio con poltroncine e tavolino è saturo ma al limite della fruibilità, può essere ancora utilizzato in maniera naturale, nel secondo esempio la sedia è costretta tra la fioriera ed il muro ( volutamente omesso  dal fotografo per ispirare uno spazio più grande), questa è una soluzione forzata, che obbliga a movimenti innaturali.

 

Un’interessante alternativa è la contaminazione tra gli spazi interni ed esterni.

In presenza di spazi molto ridotti si sfruttano gli interni  come in questo caso dove il balconcino diventa seduta:

spazi ridotti

 

Concludendo:

Colazione in terrazzo ? si ma seguendo qualche regola:

  • Essere onesti. Non viviamo affacciati sul mare ma sul raccordo della statale? Forse il terrazzo è da dedicare esclusivamente alle piante che puliscono l’aria e attutiscono i rumori.

Vasche alte

  • Individuare correttamente lo spazio di cui necessitiamo. A colazione vi mangiate 2 pandori, 4 tazze di caffelatte e 6 polli? Vi serve un tavolo extra large, altrimenti passerete la colazione facendo avanti e indietro dalla cucina.

 

  • Valutare clima ed esposizione.Il sole la mattina del 2 luglio potrebbe essere troppo caldo e non avete lo spazio per l’ombrellone.Viceversa il terrazzo a nord potrebbe essere umido  e fastidioso in primavera ed in autunno. Dedicatelo alle letture del pomeriggio con lo spazio arredato per questa specifica funzione.

Ma in generale la domanda da farsi quando si decide di modificare uno spazio è:

Quali sono le mie reali necessità?

 

Buona colazione sul raccordo!

 

 

 

Zona Giorno: spazio unico ma funzionale

Casa nuova. La zona giorno è ridotta ad un’unico ambiente e  spesso per questioni funzionali si affaccia direttamente sull’angolo cottura.Un’unica vetrata illumina in maniera naturale tutto l’ambiente.

Come risolvere un ambiente così dandogli più intimità ed al tempo stesso non rinunciare allo spazio unico?

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Ingresso ed elemento riscaldante sono necessari ed hanno bisogno di aria e luce, ma la zona cottura a vista in ingresso è fredda ed anonima.

Una buona soluzione a basso costo è intervenire con elementi decorativi di separazione  e sfruttarli per inserire delle aree ristoro  informali e pratiche.

 

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Gli elementi divisori  leggeri sono delle vere e proprie pareti , ma anche oggetti o decorazioni, fanno passare la luce naturale e mantengono la circolazione dell’aria.

Vediamo qualche esempio:

pannelli artistici realizzabili anche artigianalmente:

 

elementi contenitori anche in materiali di riciclo :

 

pannelli a listelli:

 

soluzioni in materiale riciclato:

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strutture più complesse in legno:

 

strutture provvisorie o su ruote:

 

e per la zona ristoro  una soluzione informale all’americana che ci permette di dividere lo spazio ma non perdere in funzionalità:

 

Infine il consiglio è quello di osare con il colore per dividere emotivamente lo spazio e renderlo più moderno e dinamico:

 

Buona ispirazione!

 

Ad Arte . Autorecupero assistito.

 

L’autorecupero assistito è una pratica alternativa che permette di accedere alla casa da parte di  quella fascia di  utenza che non è in grado di accedere al mercato immobiliare, si tratta di un processo di lavoro mutuo e solidale eseguito dagli abitanti degli immobili oggetto del  lavoro.

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In pratica i futuri inquilini costituiscono una cooperativa e si accordano per contribuire con un monte ore definito, ai lavori del cantiere di recupero e ristrutturazione dell’immobile.Ovviamente sotto la direzione e l’affiancamento di  tecnici e professionisti.

Si tratta di una pratica  che permette non solo di abbattere i costi di  recupero e riqualificazione degli immobili ma di creare quello spirito comunitario necessario ad avviare un processo di riqualificazione, non solo del patrimonio edilizio ma anche del tenore e della qualità della vita degli abitanti.

Si tratta di uno di quei processi  che puntano alla creazione di una rete sociale  nuova  in sostituzione della struttura sociale che si è andata  sfaldando nella contemporaneità.

L’autorecupero non è una novità .

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Nel resto d’Europa questa pratica  di incentivare i cittadini al recupero è già in uso da decenni , in Sud America già dalla fine degli anni ’60 i cittadini di alcune zone si costituiscono in cooperative di lavoro per il recupero edilizio.

In Italia i vari fronti che si battono per il ” diritto alla casa per tutti” da anni portano avanti politiche di recupero auto assistito più o meno appoggiati dalle forze amministrative locali.

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Scade in questi giorni il progetto pilota di autorecupero assistito del Comune di Trieste

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Nel progetto pilota di Trieste,  l’immobile oggetto dell’intervento è una proprietà comunale gestita dall’Ater ( l’azienda che si occupa anche dell’edilizia popolare), gli interessati  potranno presentare domanda fino al 20 maggio 2016 ( nuovo termine).

 

Qui il link diretto con l’iniziativa del Comune

Social Housing

Casa. Casa per tutti. Edilizia pubblica. Emergenza abitativa.

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Street-art e politica sociale

 

Sentiamo quotidianamente  parlare delle problematiche abitative del nostro territorio. Carenza d’alloggi, cattiva gestione, ghettizzazione.

Così mentre il patrimonio edilizio nazionale diventa sempre più vecchio  e inadeguato, prolificano le case  sfitte ed in attesa di locazione, gli spazi artigianali sono perlopiù gallerie di cartelli vendesi ed affittasi e manca un’idea generale risolutiva dei problemi che ruotano intorno allo spazio urbano.

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Interventi di colore, non risolvono le problematiche abitative ma coinvolgono la popolazione nel miglioramento e salvaguardia del proprio spazio urbano

Ci viene in aiuto la progettazione organica, ovvero la capacità progettuale di affrontare e risolvere ( o perlomeno tentare ) temi complessi e distanti tra loro ( solo apparentemente) in un unico progetto unitario.

Uno degli aspetti di progettazione organica che coinvolge  o potrebbe coinvolgere molti nodi abitativi del nostro territorio è il Social Housing.

 

Il Social Housing  è un intervento di progettazione immobiliare ed urbana che affronta in maniera unitaria e globale le tematiche di :

emergenza abitativa

integrazione comunitaria

diffusione di pratiche sostenibili

e non solo.

Questi aspetti non vengono risolti con interventi unitari ma puntano  a risultati globali ed alla creazione di  vere e proprie comunità e quartieri  residenziali ad alta efficienza energetica e dal profilo sostenibile, connesse tramite spazi collettivi e di condivisione sociale. Il tutto in un connubio tra pubblico e privato.

Il Social Housing è un laboratorio di ricerca  sociale e progettuale che punta all’integrazione ed al benessere.

Uno degli aspetti più interessanti è la distribuzione attraverso quote della fasce di popolazione. Questo significa che in un progetto unico le persone all’interno dell’area saranno in maniera proporzionale divise in :

Giovani, single, coppie , anziani, famiglie numerose e non etc.. il tutto distribuito in maniera organica  e non basata solo su standard e protocolli burocratici.

Ovviamente come spesso succede nella contemporaneità il business economico qualche volta  prende il sopravvento e mere interventi di speculazione sponsorizzata vengono in maniera molto subdola spacciati per interventi di  Social Housing.

Il risultato qual’è?  Vedremo nei prossimi anni l’evoluzione di questi spazi.

Ma sopratutto vedremo se i propositi legati alla condivisione degli spazi saranno vincenti o fallimentari come gli esperimenti del  movimento moderno in Italia mal compresi ed oggi luoghi di ghettizzazione e  criminalità.

 

Qui sotto il progetto parigino dello studio di architettura Peripheriques dove  sociale, sostenibilità , basso impatto energetico si fondono  in maniera organica ed esteticamente piacevole.

 

Qui sotto alcune immagini dell’ intervento di Riequilibrio ecologico e Social Housing al Parco dei Mulini di Lugo di Romagna . Per quello che mi riguarda sembra più una forzatura. L’area destinata ad interventi di Social Housing è oggetto di questa parte di lottizzazione privata secondo standard energetici e sostenibili. L’intervento ha preso la certificazione internazionale GBC Home di cui parleremo prossimamente ( qui intanto se volete darvi una letta).

Rimango molti dubbi sull’effettiva necessità di costruire ex novo con tutto il patrimono edilizio esistente da riqualificare

 

 

Rinnovabile Riciclabile Naturale. Legno!

Il legno si ricicla.

Sempre più spesso vediamo progetti di riuso del legno.

Del legno si possono riutilizzare gli imballaggi, gli scarti di lavorazione.

Il ciclo vitale può ripetersi infinite volte ( pensate alla segatura!) dimostrando così come un rifiuto può rinventarsi al 100%.

Facciamo una breve carrellata di significative immagine del riuso e del riutilizzo del  legno.

Pannelli  isolanti

.

 

Elementi di finitura architettonica

 

 Design e complementi

 

Strutture semplici e complesse

 

 

Pavimentazioni

 

 

Perché non valutare il legno di recupero per un progetto nuovo?

 

 

Permacultura e progettazione

Navigando nel mondo della progettazione sostenibile non si può non incrociare il mondo della Permacultura.

Ma cos’è la Permacultura?

Si tratta di un processo che coinvolge più aspetti o meglio tutti gli aspetti possibili il cui obiettivo è realizzare e mantenere un ambiente equilibrato, sostenibile e con un buon valore estetico.

Si parla principalmente di ambiente ed ecosistemi naturali ma per la sua complessità è una realtà che accoglie tutti gli aspetti della progettazione, anzi è proprio la sua complessità che permette a tutti i progettisti dal verde al design di partecipare in maniera attiva ai processi di riequilibrio.

Ma come è nata?

L’ideatore è Bill Mollison  scienziato originario della Tasmania.

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Bill Mollison

Nato in un villaggio di pescatori era cresciuto imparando tutto quello che era utile alla sopravvivenza in simbiosi con la natura, ed è proprio attraverso l’osservazione delle variazione che l’uomo infliggeva  nell’ambiente che nasce l’interesse per i temi del collasso biologico del sistema naturale.

Nel 1974 insieme a David  Holmgren  iniziano a studiare un sistema di coltivazione agricola sostenibile basata sulla coltivazione associata  di alberi , arbusti e anche erbacce di campo; da qui il nome PERMACULTURA.

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David Holgrem

Qui sotto il FIORE DELLA PERMACULTURA di HOLMGREN da cui ci può capire la complessità dei temi che affronta la progettazione integrata.

Da conservare e riguardare quando si affrontano problematiche di progettazione e non solo.

 

Fiore della permacultura

 

 

 

Progettazione e Permacultura.

La progettazione nell’architettura e nell’urbanistica ma anche negli oggetti di uso quotidiano  secondo i principi della permacultura ha come obiettivo di creare ad esempio spazi non solo sostenibili , ma stabili nel tempo e nella struttura, integrati con il paesaggio, funzionali e pratici, adattabili  e modificabili .

Case auto prodotte, case da materiali di recupero , anche le case ridotte ( tiny house ) sono riconducibili ai principi della permacultura.

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Qui sotto un progetto di recupero ecologico dell’architetto Alberto Sasso di “officina di architettura” .

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Alberto Sasso-Officina di Architettura

La permacultura sta lentamente entrando nelle nostre vite in tutti i campi.

Conoscete qualche esempio?

Per chi volesse approfondire alcuni link italiani ed esteri:

http://www.permacultura.it/

http://permaculturecouncil.eu/

http://permaculturenews.org/

Illuminazione: zona giorno

Funzionale.

Questa è la parola chiave quando parliamo di illuminazione.

La luce giusta deve consentire di  lavorare, leggere, chiacchierare, evidenziare e perché no nascondere , creare l’atmosfera adatta al luogo e al momento.

Spesso non si tratta di scegliere solo la lampadina ma di valutarne colore, intensità e posizione, ogni zona va trattata come un progetto  unico.

Come sceglierla? Come progettare i punti luce ?   Ecco alcuni valutazioni da fare  prima di rimanere folgorati da lampadari di design o da miracolosi led a risparmio energetico.

La zona giorno è il cuore della casa,  è uno spazio che si modifica continuamente passando da luogo di lavoro  pomeridiano a  spazio per cene in compagnia . Ecco alcuni consigli pratici:

Zona living  

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Luci primarie

  •  solitamente è il lampadario principale a sospensione dall’alto  o la plafoniera , obiettivo è quello di illuminare la stanza in maniera uniforme e  indiretta per amalgamarsi con le luci secondarie;

 

Luci secondarie

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  • nella zona della conversazione  i punti luce sono posizionati in maniera da non colpire direttamente gli occhi delle persone; ma non troppo basse da non permettere la lettura ; i fogli devono essere illuminati dall’alto.
  • scegliete delle lampade con un minimo di 200 lux per una corretta illuminazione
  • la luce non deve creare riflessi ( non superate i 750 lux ) e possibilmente deve essere integrata con un’altra a bassa intensità,  ;
  • nell’area dei compiti e dei lavori casalinghi la fonte della luce deve provenire in maniera simile all’area di conversazione ma essere posta di fronte ( altrimenti vi fate ombra! …sembra scontato ma succede continuamente!)
  • collezioni, foto, quadri e sculture vanno valorizzate, difficilmente avrete ospiti alle 9 del mattino con il sole che bacia il vostro pezzo unico, è molto più probabile che riceverete amici e parenti all’ora dell’aperitivo o nel primo pomeriggio invernale, se  la zona giorno ruota intorno a queste elementi  ricordatevi che necessitano di una loro fonte luminosa che li valorizzi e  contrasti effetti scenografici da film horror;

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Attenzione al posizionamento degli interruttori!  L’ideale sarebbe gestire tutti i punti luce sia da vicino che in ingresso ed in uscita.

Zona cottura

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Luci primarie

  • è sospesa dall’alto sopra la zona  tavola, se regolabile in altezza permette di  variare l’atmosfera in base all’attività;

Luci secondarie

  • sono tutte quelle che illuminano i pensili, i ripiani di lavoro ed il fornello. Possono essere faretti nascosti o  integrati ,  devono essere gestibili con interruttori posti in posizioni strategiche;

 

Ma tutte queste luci chi le paga? NOI. Ma possiamo scegliere. Nel post precedente che potete rileggere qui le differenze principali tra lampadina alogena, a risparmio energetico  e Led.