Trivella che?

Parlando di sostenibilità e non solo, non possiamo bypassare il momento Social-Referendum  che sommerge giornalmente non solo le nostre pagine Social ( Facebook per dirne una) ma recentemente anche le schermate di Whatsapp…. (quest’ultima opzione con mio grande disappunto).

Dopo lunghe riflessioni ho deciso di trattare l’argomento in maniera QUASI asettica, spiegando ( spero di aver capito anch’io!) cosa ci viene chiesto e di cosa stiamo parlando. L’obiettivo non è indirizzare nessuno verso niente, ma permettere a tutti di avere gli strumenti per comprendere   di cosa stiamo parlando e valutare in maniera critica e autonoma quello che gli viene proposto.

Allora:

Il 17 aprile tutti i cittadini con diritto di voto verranno chiamati ad esprimersi ad un referendum abrogativo.

Questo significa che viene chiesto di RIMUOVERE quella specifica norma. In pratica ci chiedono se vogliamo TOGLIERLA.

In questo caso specifico la norma interessata è :

l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”

La troverete scritta esattamente così.

Con una piccola aggiunta:

 

limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?
Questa è la parte che ci interessa.
In pratica viene chiesto se dalla norma vogliamo eliminare solo ed esclusivamente quella parte scritta.
Aggiungiamo che la parte scritta è stata aggiunta dalla legge di stabilità del 2016 .
Cosa significa questa frase?
Questa frase varia le tempistiche  delle concessioni estrattive  in mare.
NON PARLA DI NUOVE CONCESSIONI .
Attualmente le concessioni hanno una durata di 45 anni .
L’introduzione di questa frase varia la tempistica allungandola fino al naturale esaurimento del giacimento.
  • Se votate SI dopo 45 anni le attività estrattive SI FERMANO INDIFFERENTEMENTE  dalla presenza o meno di materiale ancora disponibile.

 

  • Se votate NO l’attività estrattiva continua fino all’esaurimento del giacimento.

 

  • Se vi astenete puntando al  non raggiungimento del QUORUM in pratica state votando NO .

 

  • L’astensione non è una 3° posizione , ma una dichiarazione di voto  non espressa che favorisce i SI in caso di raggiungimento del QUORUM.
Una precisazione IMPORTANTE si sta parlando solo ed esclusivamente delle concessioni già attive entro 12 miglia dalla costa.
Si tratta di 1/3 delle attività estrattive e riguarda 21 piattaforme.
In poche parole queste è il REFERENDUM ABROGATIVO del 17 aprile 2016.
A questo punto inizia l’attività mediatica dei sostenitori del si e del no. Ho sentito di tutto: energia, Russia, nucleare, sudditanza energetica, etc etc.
Le riflessioni che facciamo sono queste:
  • l’obiettivo energetico entro breve è NEARLY ZERO  ovvero entro pochi anni dovremo adattare il nostro patrimonio edilizio ad una condizione di efficienza energetica vicino allo zero;

 

  • I nostri mezzi di trasporto, riscaldamento , energia industriale DOVRANNO essere sempre più efficienti;

 

  • Il sistema ambientale è già in fase di collasso e siamo obbligati ad AUTO IMPORCI delle scelte consapevoli e comunitarie e per chi verrà dopo di noi;

 

  • Il mare. Cos’è il mare per noi? Qual’è l’obiettivo per  il nostro mare da qui a 100 anni ( se ci sarà ancora…); che valore diamo al mare. Culturale? Ambientale? Alimentare?E’ un patrimonio da valorizzare? da utilizzare?
AIUTO.
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Verdure alla fermata del tram e fiori tra i porfidi del centro

Finalmente con un po’ di ritardo sul calendario inizia la primavera.

Giornate più lunghe, temperature più calde ma sopratutto fiori , piante, orti e giardini che rinascono a nuova vita.

Fiori che sfidano cemento ed asfalto.

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Camminando per la città non possiamo non associare questi fenomeni di riappropriazione naturale con un fenomeno di riappropriazione simile ma totalmente artificiale : la Guerrilla Gardening .

La Guerrilla Gardening è una forma di attivismo politico il cui obiettivo è quello di “difendere la terra” con atti volti a sensibilizzare l’opinione pubblica tramite la cura non autorizzata e l’inserimento abusivo di aree coltivate o semplicemente fiorite all’interno dei circuiti cittadini. In poche parole un’azione di Guerrila Gardening è l’impianto di un’aiuola fiorita in una fascia di verde residuo cittadino o l’appropriazione di un’area verde non definita da nessuna funzione e la sua coltivazione per scopi alimentari ( ci piantono i pomodori!)

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Uno degli elementi che contraddistinguono la parte più attiva della Guerrilla sono le Bombe di Semi ( Seed Bombs) delle vere e proprie bombe ( buone!) di argilla e semi che una volta lanciate ( !!!!) o meglio rilasciate sul terreno e in questo caso nei vari angoli della città fioriscono rivendicando un po’ di natura nel grigio cittadino.

 

Con l’aumento della sensibilizzazione verso il valore della terra le Seed bombs sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo anche grazie a progetti di Design ed Artigianato che le ripropongono in una nuova veste.

 

 

Come spesso accade la strada  e l’attivismo diventano muse ispiratrici per il design, troviamo così, navigando in rete progetti di Seed Bombs regalo ( di grande tendenza nei matrimoni Eco) e di carte che fioriscono .

Recentemente è salita alla ribalta la notizia del giornale giapponese che una volta piantato germoglia, ma non serve andare lontano, già da parecchi anni le  attivissime mamme italiane eco si sbizzarriscono con carte fai da te mischiate con semi , o interessanti kit di semina artigianali.

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Qui sotto una collana di bombe di semi e delle bomboniere da piantare!

 

Le Bombe di Semi sono le uniche bombe che fanno bene al mondo.

Social Housing

Casa. Casa per tutti. Edilizia pubblica. Emergenza abitativa.

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Street-art e politica sociale

 

Sentiamo quotidianamente  parlare delle problematiche abitative del nostro territorio. Carenza d’alloggi, cattiva gestione, ghettizzazione.

Così mentre il patrimonio edilizio nazionale diventa sempre più vecchio  e inadeguato, prolificano le case  sfitte ed in attesa di locazione, gli spazi artigianali sono perlopiù gallerie di cartelli vendesi ed affittasi e manca un’idea generale risolutiva dei problemi che ruotano intorno allo spazio urbano.

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Interventi di colore, non risolvono le problematiche abitative ma coinvolgono la popolazione nel miglioramento e salvaguardia del proprio spazio urbano

Ci viene in aiuto la progettazione organica, ovvero la capacità progettuale di affrontare e risolvere ( o perlomeno tentare ) temi complessi e distanti tra loro ( solo apparentemente) in un unico progetto unitario.

Uno degli aspetti di progettazione organica che coinvolge  o potrebbe coinvolgere molti nodi abitativi del nostro territorio è il Social Housing.

 

Il Social Housing  è un intervento di progettazione immobiliare ed urbana che affronta in maniera unitaria e globale le tematiche di :

emergenza abitativa

integrazione comunitaria

diffusione di pratiche sostenibili

e non solo.

Questi aspetti non vengono risolti con interventi unitari ma puntano  a risultati globali ed alla creazione di  vere e proprie comunità e quartieri  residenziali ad alta efficienza energetica e dal profilo sostenibile, connesse tramite spazi collettivi e di condivisione sociale. Il tutto in un connubio tra pubblico e privato.

Il Social Housing è un laboratorio di ricerca  sociale e progettuale che punta all’integrazione ed al benessere.

Uno degli aspetti più interessanti è la distribuzione attraverso quote della fasce di popolazione. Questo significa che in un progetto unico le persone all’interno dell’area saranno in maniera proporzionale divise in :

Giovani, single, coppie , anziani, famiglie numerose e non etc.. il tutto distribuito in maniera organica  e non basata solo su standard e protocolli burocratici.

Ovviamente come spesso succede nella contemporaneità il business economico qualche volta  prende il sopravvento e mere interventi di speculazione sponsorizzata vengono in maniera molto subdola spacciati per interventi di  Social Housing.

Il risultato qual’è?  Vedremo nei prossimi anni l’evoluzione di questi spazi.

Ma sopratutto vedremo se i propositi legati alla condivisione degli spazi saranno vincenti o fallimentari come gli esperimenti del  movimento moderno in Italia mal compresi ed oggi luoghi di ghettizzazione e  criminalità.

 

Qui sotto il progetto parigino dello studio di architettura Peripheriques dove  sociale, sostenibilità , basso impatto energetico si fondono  in maniera organica ed esteticamente piacevole.

 

Qui sotto alcune immagini dell’ intervento di Riequilibrio ecologico e Social Housing al Parco dei Mulini di Lugo di Romagna . Per quello che mi riguarda sembra più una forzatura. L’area destinata ad interventi di Social Housing è oggetto di questa parte di lottizzazione privata secondo standard energetici e sostenibili. L’intervento ha preso la certificazione internazionale GBC Home di cui parleremo prossimamente ( qui intanto se volete darvi una letta).

Rimango molti dubbi sull’effettiva necessità di costruire ex novo con tutto il patrimono edilizio esistente da riqualificare

 

 

Permacultura e progettazione

Navigando nel mondo della progettazione sostenibile non si può non incrociare il mondo della Permacultura.

Ma cos’è la Permacultura?

Si tratta di un processo che coinvolge più aspetti o meglio tutti gli aspetti possibili il cui obiettivo è realizzare e mantenere un ambiente equilibrato, sostenibile e con un buon valore estetico.

Si parla principalmente di ambiente ed ecosistemi naturali ma per la sua complessità è una realtà che accoglie tutti gli aspetti della progettazione, anzi è proprio la sua complessità che permette a tutti i progettisti dal verde al design di partecipare in maniera attiva ai processi di riequilibrio.

Ma come è nata?

L’ideatore è Bill Mollison  scienziato originario della Tasmania.

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Bill Mollison

Nato in un villaggio di pescatori era cresciuto imparando tutto quello che era utile alla sopravvivenza in simbiosi con la natura, ed è proprio attraverso l’osservazione delle variazione che l’uomo infliggeva  nell’ambiente che nasce l’interesse per i temi del collasso biologico del sistema naturale.

Nel 1974 insieme a David  Holmgren  iniziano a studiare un sistema di coltivazione agricola sostenibile basata sulla coltivazione associata  di alberi , arbusti e anche erbacce di campo; da qui il nome PERMACULTURA.

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David Holgrem

Qui sotto il FIORE DELLA PERMACULTURA di HOLMGREN da cui ci può capire la complessità dei temi che affronta la progettazione integrata.

Da conservare e riguardare quando si affrontano problematiche di progettazione e non solo.

 

Fiore della permacultura

 

 

 

Progettazione e Permacultura.

La progettazione nell’architettura e nell’urbanistica ma anche negli oggetti di uso quotidiano  secondo i principi della permacultura ha come obiettivo di creare ad esempio spazi non solo sostenibili , ma stabili nel tempo e nella struttura, integrati con il paesaggio, funzionali e pratici, adattabili  e modificabili .

Case auto prodotte, case da materiali di recupero , anche le case ridotte ( tiny house ) sono riconducibili ai principi della permacultura.

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Qui sotto un progetto di recupero ecologico dell’architetto Alberto Sasso di “officina di architettura” .

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Alberto Sasso-Officina di Architettura

La permacultura sta lentamente entrando nelle nostre vite in tutti i campi.

Conoscete qualche esempio?

Per chi volesse approfondire alcuni link italiani ed esteri:

http://www.permacultura.it/

http://permaculturecouncil.eu/

http://permaculturenews.org/

Materiali sostenibili: uno sguardo al passato.

Sempre più spesso  parliamo di materiali naturali nell’architettura, non solo per isolare ma sempre più spesso utilizzati come veri  propri sostituti strutturali. Canapa, argilla, paglia, tufo solo per citarne alcuni,   materiali locali  riscoperti e migliorati nel loro utilizzo.

Quali sono le origini di queste tecniche , andando a ritroso cosa ritroviamo nelle nostre tradizioni costruttive?

Ci vengono in aiuto le architetture spontanee cioè tutte quelle architetture che definiamo normalmente  rurali, del luogo, tipiche, tradizionali o anche architetture senza architetti.

Cosa viene riproposto del passato nella nuova architettura sostenibile?

Ci servirebbero centinaia di esempi e pagine per elencare tutti le varianti esistenti di architetture spontanee presenti nel nostro territorio,  ho scelto di evidenziate solo alcune il cui scopo è quello di attirare l’attenzione sulla varietà costruttiva e sulle scelte che spesso facciamo  in nome di una sostenibilità più commerciale che reale.

( … prossimamente pro o  contro sostenibile delle case in legno  )

Cascine e edifici rurali lombardi. Funzionali, essenziali sono un ottimo esempio per analizzare la diversificazione dei materiali in base alla disponibilità locale.

Cascina in Pietra – zona Montana

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Cascina in ciottolo di fiume – zona collinare

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Cascina in mattone – zona pianeggiante

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Casoni dell’area padana.

Si tratta di costruzioni prive di fondamenta  realizzate con materiali di scarto e trovati sul posto. Il pavimento era normalmente in terra battuta ricoperto di tavelle di cotto. Il tetto a forma di cono era in canne palustri , elemento presente ovunque in queste aree .

Le pareti interne erano  formate da delle strutture di pali ricoperti di argilla e  dipinti in calce.

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Differenti  anche se  similari dai casoni dei pescatori della laguna ( qui un interessante articolo di architetturaecosostenibile sui casoni lagunari )

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Trullo.Sicuramente uno degli esempi più noti di architettura spontanea.

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Architettura eoliana. Prende il nome dalle isole Eolie.  Edifici cubici di colore bianco in pietra o calce senza l’uso di cemento. Realizzati solitamente anche  materiali locali come la pietra lavica, pomice etc

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Spazi  costruiti dai nostri antenati con i materiali del luogo, senza l’ausilio di mezzi meccanici e attenti alla condizioni climatiche .

Oggi riproposti , rivisti e studiati.

E nelle vostra zona la tradizione cosa ci racconta?

Greenwashing. Non è tutto verde quel …

Sostenibilità, verde, ambiente. Recentemente mi sono confrontata  su alcuni temi di architettura sostenibile  con  dei colleghi.

Con grande stupore mi sono ritrovata a parlare di pratiche e costruzioni che usano il “verde” ( ovvero piante, materiali naturali…etc) con risultati ottimali e spesso  lodevoli ma che peccano sempre in alcuni punti:  come la provenienza dei materiali ( distanza e area) o l’assenza di valutazioni sulle pratiche costruttive locali ( spesso già predisposte  in maniera sostenibile ma completamente dimenticate).

In  ambiti più grandi capita di sentir parlare di mega costruzioni ad energia zero o interventi di riqualificazione urbana  a basso impatto ambientale  che nascondono mega parcheggi costellati di tristi alberi costretti tra cemento ed asfalto.

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Intanto nell’immaginario collettivo termini come impatto ambientale e sostenibilità diventano sempre più comuni ma incominciano ad essere accompagnati da una nebbia sui loro reali significati.

Ci viene in aiuto un neologismo  introdotto  nel 1986 dall’ambientalista americano Jay Westerveld:  il Greenwashing.

Greenwashing indica la strategia di comunicazioni finalizzata a costruire un immagine POSITIVA ma INGANNEVOLE sui temi dell’Impatto Ambientale.

Un esempio italiano è il Bosco verticale di Stefano Boeri a Milano.

Pluripremiato a livello mondiale  per il profilo sostenibile, si tratta di  un Bosco ( Bosco come quello di Cappuccetto Rosso  ma solo con il Lupo) privatizzato e  snaturato.

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Il grattacielo è sicuramente  impressionate.

Gli alberi sospesi sono più vicini ad un immaginario fantastico ma  il progetto nasconde della  mera cementificazione ( non necessaria)  mascherata da un’operazione di marketing a livello mondiale.

Ecco il Bosco Verticale visto dal punto di vista di Cappuccetto Rosso…

VIsto da sotto

 

Ecco il Bosco Verticale dal punto di vista del lupo.

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Cara Cappuccetto Rosso ci spiace, ma per oggi niente passeggiata nel bosco,  ti tocca prendere la metro.

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Illustrazione di Giorgio Maria Griffa

 

La mia casa non mi piace più!

E quando la nostra casa non ci appartiene più? Restyling della casa o restyling dell’inquilino?

Eppure qui ci sono ricordi ed oggetti della nostra vita.

Per molti è impensabile anche solo l’idea di abbandonare il salotto troppo stretto o troppo largo, cambiare la vista della cucina anche se questa da direttamente sull’unica fabbrica rimasta nel raggio di 100 km.
Molte volte in fase di acquisto ci troviamo di fronte a case ed appartamenti  dalle enormi potenzialità ma  in fase di declino, lasciati completamenti a se stessi.

Altre volte sono i nostri stessi appartamenti  che dopo  anni di incuria e di accumulo consumistici non ci sembrano più adatti alle nostre esigenze.

La domanda da farsi  per decidere se siamo noi a dover cambiare o è veramente il nostro nido ad avere bisogno di un restyling:

Sono in grado di eliminare qualcosa per liberare dello spazio?

Questa solitamente è la domanda più difficile a cui dare risposta. La chiave di volta  di ogni modifica del nostro spazio. Cela al suo interno la domanda ben più profonda:

Sono io che devo cambiare o cerco una soluzione modificando lo spazio intorno a me?

Non serve rispondere di getto ma è un’utile esercizio da fare quando pensiamo di apporre anche modifiche minime come ad esempio nella distribuzione degli oggetti.

Una volta ottenuta una riposta sincera dal profondo possiamo partire con il restyling ( possibilmente low cost e sostenibile) vero e proprio che a quel punto sarà un’esigenza  necessaria.

 

Progettazione naturale in 5 punti

Spesso si sente parlare di progettazione naturale, ma a cosa si riferisce esattamente?

Si parla di progettazione naturale riferita  sempre di più a settori specifici  come ad esempio alla luce , cioè alla progettazione dell’illuminazione secondo le regole della natura, dove gli spazi progettati rispettano le ore di sole e sfruttano luci ed ombre naturali.

Progettazione naturale è anche spesso sinonimo usato impropriamente  della progettazione secondo filosofie orientali o mistiche, il Feng Shui  molto in voga anche qui da noi.

Insomma la progettazione naturale cos’è?

La progettazione naturale per punti

  • 1 ) creare e produrre secondo principi di sostenibilità ambientale

Fin troppo facile.

Lo sappiamo tutti che l’ambiente ed il territorio sono oramai al collasso, parlare di sostenibilità  ed occuparsene non è più una moda ma una necessità.

  • 2 ) seguire la naturale inclinazione di materiali e luoghi 

Costruire una casa in legno in Basilicata ed un tetto di tufo in Austria non è naturale, le tecniche antiche dei luoghi rispettano la produzione naturale di materiale di quelle zone e la scelta dei luoghi era sempre rispettosa della natura. Se costruiamo un albergo su un fronte cedevole prima o poi questo cederà.

  • 3) contemplare il valore del tempo nell’uso degli spazi e degli oggetti

Le persone cambiano, invecchiano e con i loro i luoghi , quello che va bene oggi deve essere adatto a domani, dopodomani, ma anche fra 10 anni … il consumismo non ci riguarda più.

  •  4) rispettare l’ergonomia umana reale , ogni oggetto e luogo hanno un loro specifico fruitore

Se Tizio è alto 1.65 m  e Sempronio  2.02 m non potranno usare l’auto con la stessa disinvoltura di Caio che è alto 1.79 m. per non parlare della vasca da bagno , del lavandino e del divano. La standardizzazione ha permesso a tutti di avere accesso alle comodità ma spesso a discapito della naturalezza dei gesti e degli usi.

  • 5) usare  e progettare con le materie prime nella loro forma originaria

Ogni legno ha una sua dote ed un suo difetto, ogni pietra è differente dalla pietra che le sta accanto.  Tutti i residui di lavorazione o gli elementi dismessi sono a loro volta materie prime che necessitano di essere riprogettate e valorizzate.

In generale rispettare le energie intrinseche della materia,delle persone e dei  luoghi.

E secondo voi cos’è la PROGETTAZIONE NATURALE?