Stampa 3D per pavimentazioni riciclabili

DUS architects è un team  di professionisti con sede nel centro di Amsterdam.  Il cuore del loro lavoro, ispirato ad un manifesto programmatico in continua evoluzione, si basa sull’utilizzo della tecnologia in un ottica di basso impatto ambientale.

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Credits aectual.com

Un gruppo che raccoglie designer, architetti, programmatori, artigiani ed esperti di stampa 3D  con un unico obiettivo comune che riguarda tutti noi.

Ed è proprio dalla loro energia che è  uscito uno delle ultime creazioni in tema di finiture architettoniche per interni ma non solo, una pavimentazione flessibile, adattabile  e personalizzabile. Il progetto presentato nelle ultime fiere di settore ha dato vita ad uno spin off aziendale: Aectual   che ora vive di vita propria e in cui DUS figura come designer partner.

In cosa consiste la pavimentazione realizzata con le più recenti ed aggiornate tecnologie con un occhio di riguardo all’ambiente ?

La pavimentazione è composta da griglia in bioplastica ( di origine naturale) e da tamponamenti in  pietra o marmo riciclati uniti da collanti  bio.

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Credits aectual.com

La griglia nasce da un processo di stampa 3D  a braccio libero che consente di personalizzare totalmente il disegno di base ( il braccio che stampa si può muovere in qualunque direzione! ). Una pavimentazione può riprendere così un logo, o un motivo e  in un futuro azzardare con disegni dal tratto più artistico  e libero.

Attualmente Aectual lavoro sul progetto di 600 m2 di pavimentazione per l’ Amsterdam Schipol Airport, un nuovo progetto museo e  retail nel centro di Amsterdam.

Approfondimenti:

http://www.aectual.com/

 

 

 

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Biophilic Design.

Nel 2011  Stephen R. Kellert e Bill Finnegan presentano un documentario dal titolo BioPhilic Design, un film di 1 ora circa  che attraversa il mondo dell’architettura e della ricerca, della durata di circa 60 minuti.

Il tema è un perno fondamentale della contemporaneità.

Il Biophilic Design cos’è?

Un modo innovativo di progettare i luoghi in cui viviamo, lavoriamo, e studiamo.

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Foto di Iwan Baan specializzato in Architettura e Luoghi

Il tema della sostenibilità non è nuovo, le nostre città e periferie sono cresciute in maniera esponenziale fino agli anni 2000 con un crescente distacco dalla natura, di cui però abbiamo un bisogno sempre più emergente.

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Il verde inteso come “natura” è una costante indiscutibile della nuova progettazione , una strategia di progettazione legata al rapporto tra uomo e prodotto dell’uomo e la natura. Il verde così presente da essere definito anche come elemento grafico , vedi il Greenery Pantone 2017 che elegge il verde , il verde nelle sue sfumature più naturali come colore dell’anno.

Progettazione sostenibile in pratica.

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Il Biophilic Design ci indica la strada per la creazione di un ambito, di un ambiente e di un rapporto equo e produttivo.

Il termine “biofilia” è l’amore per la vita e per ogni organismo vivente.

 

Film, Articoli e news per approfondire

Trailer di Biophilic Design su Vimeo

Articolo su Metropolismag Magazine curato da Stephen Kellert su cosa è e cosa non è Biophilic Design

 

Open Call per una Casa sugli alberi. Ecco cosa vedrete a Terni!

Il sogno di chiunque aspiri ad un rapporto più vicino alla natura:  la casa sull’albero.

Succede allora che a Terni, lo scorso giugno,  il team del TerniFestival indice una chiamata aperta a tutti per la realizzazione di 5 case sugli alberi come residenze temporanee per artisti, cavalcando l’onda del ritorno bucolico e della ricerca di nuovi luoghi del vivere più naturali e semplici. I risultati dell’Open call sono spettacolari e le costruzioni dei 5 vincitori inizieranno oggi al TerniFestival 2016.

Totalmente autocostruite  e dal carattere internazionale!

  • Il gruppo  neozelandese composto da Jacob Dench, Dario Sanchez e Chris Pugsley  ha vinto con Ottavia, una ragnatela residenziale che verrà realizzata  tra due montagne separate da un vuoto, nell’area del vuoto si sviluppa la città vera e propria, ingabbiata  da funi, catene e passerelle. Raggiungibile da traversine in legno e canapa è costituita da amache, corde terrazze tutto rigorosamente sospeso!

  • Da Campobasso il gruppo Falegnameria Fa.Sa. parte sempre dalla sfera  ma la trasforma in un poliedro irregolare, composto da tanti triangoli. Si tratta di una ricerca modulare e standardizzata.Il solaio in legno si allunga oltre la struttura principale andando a toccare il terreno. “ADORABILE”.

  • Il progetto CAOS del gruppo romano Equalogical Lab realizzerà una struttura progettata  in maniera tale da non appoggiare direttamente sull’albero, partendo da una forma sferica rielaborata e realizzata completamente con materiali naturali e riciclati.

  • Il gruppo campano Zampoi propone invece Lampiride ( sui nomi potremmo fare un post singolo!). Una specie di lucciola residenziale, un punto luminoso all’interno dell’ambiente naturale.Esternamente viene riproposta la forma del coleottero con travi e pilastri a vista  che di notte diventano un unico punto luminoso. La struttura autoportante è intrecciata direttamente con l’albero .

  • Non poteva mancare il più classico dei nidi…ma a misura umana. il gruppo di lavoro composto da Simone Picano , Valeria Poggiani  e Mauro Poggiania ha riproposto un nido realizzato con decine di funi  connesse tramite nodi e annodate intorno ai rami. Senza collanti o chiodi. Un vero e proprio nido irrigidito in alcuni punti da elementi lignei

In spiaggia con Medonia. Design e ricerca italiana.

Alghe alghe alghe.

Abbiamo già parlato di design fatto con le alghe  nell’articolo Design: Carte Eco di alghe e arance. oggi  presento un bel progetto “Fatto in Italia” come piace a me.

Il progetto Medonia.

Un progetto nato e curato all’interno del Dipartimento di Design dell’Università degli Studi di Roma ” La Sapienza”. L’obiettivo di Medonia è di creare oggetti e arredi per le nostre coste partendo  da quello che le nostre coste ci  donano attraverso le alghe.

L’idea  mette insieme lo smaltimento delle alghe e la necessità di un design sempre più ecosostenibile.

Eh si! Perchè gli oggetti che nascono dal laboratorio progettuale sono anche biodegradabili e riciclabili.

Medonia prende spunto dalle attività svolte nell’ambito del progetto dell’ENEA:  GE.RI.N  sigla che significa GEstione RIsorse Naturali, “Eco-innovazione Sicilia” per la sostenibilità del turismo nell’arcipelago delle Egadi.

Vediamo qualche esempio come il prototipo di Clelia de Simone esposto alla rinata Triennale di Milano:

Ed alcuni rendering ufficiali rintracciabile e scaricabili anche nel sito dell’ENEA:

ed infine l’incipit del progetto preso dal sito ufficiale MedionaLab:

“Medonia (Mediterraneo / Posidonia ) nasce  dalla collaborazione tra il dipartimento PDTA (Pianificazione, Design, Tecnologia dell’architettura) della facoltà di Architettura dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza” , il centro di ricerca di Casaccia a Roma dell’ENEA e l’Area Marina Protetta “Isole Egadi” e si inserisce nell’ambito di una delle emergenze ambientali più critiche che affliggono il mare Mediterraneo, lo spiaggiamento della Posidonia oceanica”

Da Voromuro alla Struttura architettonica naturale.

Voromuro.

Voromuro nasce nel 2007  commissionato dall’ Istituto d’ Arte contemporanea di Boston  ( Institute of Contemporany Art ) è un’installazione acrilica che si muove tra la dimensione effimera e la riflessione sui sistemi naturali come punto di partenza per il futuro delle costruzioni.

Realizzato dagli architetti Monica Ponce De Leon e  Nader Therani , Voromuro faceva parte di una mostra collettiva in cui obiettivo era accompagnare ed indirizzare  le persone all’interno delle Isole Harbor in luoghi specifici.

La forma di  Voromuro è generata  dall’osservazione e dalla rielaborazione dei fenomeni di biomimetica e biomeccanica della natura. Si pone come elemento di riflessione sullo sviluppo di strutture architettoniche efficienti e modificabili.

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In Voromuro i progettisti hanno  usato  i particolari della struttura cellulare ossea umana come elemento di stabilità strutturale. Il materiale si modifica in base alle spinte , ai carichi ed alle sollecitazioni.

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Fabbricato in pannelli  PETG (glycolised polietilene tereftalato) , ogni pannello è realizzato tramite CNC  permettendo così di costruire senza il rischio finale di avere delle deformazioni o delle significative differenze durante il montaggio.

 

Ma la struttura naturale potrebbe essere la soluzione per l’abitazione del futuro? 

 

Nel 2015 in Germania all’University of Stuttgart sull’onda della ricerca tra costruzione e natura è stato realizzato un padiglione sperimentale  che riproponeva il guscio protettivo del ragno d’acqua (Agyroneda aquatica).

Il padiglione realizzato da con una pellicola ETFE  di 0,2 millimetri di spessore, è sostenuto da una griglia differenziata di fasci di fibre di carbonio con uno spessore che varia tra 1 e 2 mm.

Realizzazione padiglione in loco, l'armatura robotica estrude fasci di fibra di carbonio e adesivo.

 

e nel Design?

Abbiamo  trovato questo progetto ispirato alla strategia che utilizza la  Calla ( il fiore )  per conservare l’acqua.

Il Progetto è frutto di un laboratorio universitario qui di seguito tutti i riferimenti:

Progetto: A. Buiano, A. Squeglia, A. Romano Stompanato, F. Chianese, tutors: C. Langella, F. dell’Aglio, S. Adinolfi.  

Gruppo di ricerca trans-dipartimentale con la supervisione di Patrizia Ranzo (Corsi di Laurea in Disegno Industriale della Seconda Università degli Studi di Napoli ). Contributo scientifico dell’ingegneria dei materiali : Carlo Santulli, Università La Sapienza. Contributo scientifico della biologia: Mario De Stefano, Seconda Università degli Studi di Napoli.

 

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Sposine Low Cost ed Eco Friendly? Attenzione al Fai da te!

Oggi usciamo un po’ dalla progettazione architettonica e d’interni  per entrare nel mondo degli allestimenti.

Cliente: “Faccio da sola. Così risparmio”.

Con questa premessa sono stata coinvolta in una collaborazione professionale.

Il lavoro  doveva limitarsi ad una consulenza ed un minimo supporto organizzativo.

Nello specifico in un allestimento matrimoniale.

Si è aperto così il fantastico mondo delle sposine fai da te. Non molto lontano dagli allestitori di fiere fai da te, o da curatori improvvisati di esposizioni artistiche.

Il fai da te presuppone tre aspetti fondamentali:

FAI

DA

TE

Ovvero devi essere in grado di FARLO DA SOLO in tempi utili, con un risparmio evidente di tempo e denaro.

Mi dispiace deludervi ma con rare eccezioni  la maggioranza delle sposine  NON è in grado di fare da sola. Stesso discorso vale per esibizioni artistiche, fiere e stand.

Ma soffermiamoci sugli allestimenti matrimoniali.

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La tendenza è quella di organizzare e creare per poi pagare una Weeding Planner che gestisce la sola giornata matrimoniale.

 

Già qui il primo errore. Perché pagare una professionista  una cifra importante  per delegargli solo la gestione delle vostre idee? La wedding planner  è una persona che può a fronte di un budget dichiarato organizzare il matrimonio dei vostri sogni facendovi pure risparmiare.

 

Ricordiamoci che non è il suo primo matrimonio, conosce i rivenditori, le tempistiche e con molta probabilità  anche alcune convenzioni da giocarsi come assi nella manica.

Se dopo un pomeriggio passato su Pinterest avete deciso che siete assolutamente in gradi di realizzare addobbi, allestimenti etc etc eccovi le regole da non dimenticare:

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  • Le foto prese nel web hanno i filtri, che non è una malattia o una caratteristica genetica, ma semplicemente sono taroccate, l’effetto finale potrebbe essere molto differente….ma molto!

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  • Se non avete mai messo un bottone difficilmente vi verrà una rilegatura giapponese se non dopo almeno 10 prove con relativo dispendio di materiale e tempo ( pratica non sostenibile! );

 

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  • Il vostro tempo vale! a meno che  non siate ereditiere  e del fai da te non ve ne frega niente… perché in questo caso il matrimonio ve lo organizza Enzo Miccio e i suoi 15 cloni che tiene nell’armadio per queste occasioni ;

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  • Riciclato significa riciclato, non c’è nulla di sostenibile nell’acquisto compulsivo di oggetti da destinare al riciclo per fare addobbi Shabby chic  o eco friendly;

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  • Gli allestimenti vanno poi montati  e voi non avrete tempo; ma neppure vostro cugino e tanto meno vostra cognata!

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  • L’effetto scenografico non viene per magia ma va studiato e progettato prima! (rispettiamo i professionisti!)

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  • I giri in auto a cercare materiali/fioristi e location a buon prezzo costano! alla fine rischiate di spendere il triplo e inquinare il quadruplo;

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Potrei continuare l’elenco ma il consiglio è quello di rivolgersi ad un professionista, fatevi fare un preventivo e  date un valore al vostro tempo!

 

 

 

I giardini della pioggia, quando il meteo crea rigenerazione urbana.

I giardini della pioggia?

Probabilmente qualcuno li conosce già con il loro nome anglofono : Rain Gardens.

I Rain Gardens sono dei piccoli giardini , realizzati  in maniera autonoma attraverso l’auto costruzione, diffusi in Australia, Stati Uniti ed Inghilterra.

Piccoli  ma efficaci esempi di sostenibilità in ambito comunitario.

Ma cosa sono ?

Aiuole, tetti verdi o anche vasi esterni nelle nostre case,  insomma tutti quegli ambiti in cui è possibile  ricostruire  e riproporre  un giardino di dimensioni più o meno grandi.
urban rain gardens - Google Search:

Che caratteristiche hanno?

I Rain Gardens sono dei raccoglitori e depuratori di acqua piovana.

Come funzionano?

Sotto lo strato superficiale di terra viene posizionato uno strato di sabbia la cui funzione è di depurare e filtrare l’acqua piovana che scorrendo lungo le superfici permeabili ( marciapiedi, tetti, muri, etc ) raccoglie  sostanze e polveri inquinanti.

In Australia una collaborazione tra governo e società di gestione delle acque  da anni sostiene  l’auto costruzione anche attraverso siti che spiegano ai cittadini come realizzare aiuole e giardini adatti allo scopo.  In  questo link il sito della società che gestisce le acque.

Mentre qui trovate l’entusiasmante pagina con tutte le istruzioni per realizzare correttamente la parte tecnica e per la scelta e la cura delle piante.

Ma perché realizzarne uno?

Perché il problema della permeabilità del suolo e dell’inquinamento delle acque grava su tutti noi.

2014 ASLA住宅设计杰出奖 Woodland Rain Gardens:

Distribuire il flusso dell’acqua piovana  e permettere che questa arrivi già parzialmente depurata grava meno sull’inquinamento delle acque  ed aiuta il suolo e l’impianto fognario ad evitare i sovraccarichi durante  i periodi di grandi precipitazioni, evitando così o perlomeno, riducendo la possibilità di allagamenti stradali.

08 Rain garden stradale presso Victoria (Canada)

 

Negli Stati Uniti si realizzano campagne comunitarie per raggiungere una diffusione sempre più capillare di questi piccoli giardini. L’idea è quella di coinvolgere la comunità nella salvaguardia degli spazi.

 E qui in Italia?

Con un ritardo clamoroso , considerando le condizioni critiche del dissesto idrogeologico  del nostro territorio , da  pochissimi anni vengono avviati dei  progetti sperimentali a carattere pubblico.

Diversamente le vasche di fitodepurazione che riguardano l’ambito di depurazione delle acque degli scarichi sono già una realtà da parecchi anni  ma ne parleremo in un’altra occasione.

Il più noto Rain Gardens è a Milano datato 2015 legato alle opere di riqualificazione dell’Expo firmato dallo studio paesaggistico Laura Gatti è interessa la nuova strada interquartiere Zara-Expo.

I Rain Gardens sono un’alternativa sostenibile e funzionale alla riqualificazione degli spazi verdi residui anche all’interno di progetti di rigenerazione.

streetscape, sidewalk, pave, pattern, hexagon:    

 

E noi?

Nel nostro piccolo possiamo iniziare a raccogliere l’acqua delle grondaie  o creare vasca di scolo  ad hoc lungo i perimetri della casa.

Una bella occasione per sperimentare soluzioni estetiche alternative, funzionali e amiche dell’ambiente.

  

 

 

 

 

 

 

 

Ma il bamboo non arriva da troppo lontano?

Bamboo.

Tutti lo conosciamo , sempre più spesso se ne sente parlare in termini di sostenibilità.

Il bamboo è una graminacea, una specie di erba gigante, che cresce velocemente e si riproduce  solo attraverso un’eventuale rimpianto del rizoma.

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Rizoma di bamboo che esce dal terreno

 

E’ leggero , flessibile ma al tempo stesso resistente. Facile da trasportare .

Il legno del bamboo è resistente, talmente tanto da essere definito l’acciaio vegetale ed essere utilizzato in Asia per le impalcature.

 

Ma non solo impalcatura!  In edilizia  le sue notevoli proprietà meccaniche permettono di utilizzarlo sia come colonna che come trave,  ma anche per finiture, le prefabbricazioni, le pavimentazioni e le pareti .

 

Nel design viene utilizzato sia in forme più rifinite e ricercate come gli esempi qua sotto:14408

 

che in versione spartana al naturale:

 

Ma il bamboo cresce qui da noi? Da dove arriva questo bamboo?

Il bamboo oramai in Italia ha preso piede, si trovano realtà aziendale che lo coltivano  e lo distribuiscono,  ma il suo impatto ambientale anche se provenisse dall’Asia sarebbe comunque sostenibile o perlomeno lo è solo se utilizzato in determinate maniere.

La sua LCA ( Life Cycle Assesment ovvero il ciclo di vita utile) è stata oggetto di studio in Olanda dal massimo esperto di statica delle costruzioni  in bamboo, lo studio ha evidenziato come il bamboo proveniente, ad esempio dall’ area asiatica, se utilizzato per le sue caratteristiche naturali e non sotto forma di laminato ( il Parquet) risulta comunque più sostenibile dei materiali usati tradizionalmente le strutture. In pratica l’uso del bamboo per fini strutturali  ad oggi risulta più sostenibile di un ‘alternativa in acciaio.

Ma il bamboo in Italia? Proviamo a rispondere ad alcune perplessità.

  • Il bamboo in Italia esiste e viene coltivato;
  • Il bamboo non è un sostituto del canneto tradizionale perché le caratteristiche sia meccaniche che biologiche sono differenti, non entrano in competizioni;
  • Il bamboo è invasivo ma ha dei limiti ben chiari. le radici non scendono sotto i 60 cm, per impedirne la crescita basta fare una trincea superiore ai 60 cm di profondità; (risolto il mistero di come bloccare il bamboo) non ho provato, ma mi fido dei neo-coltivatori italiani.
  • Il bosco di bambù è un organismo unico che si è sviluppato da un’unica pianta percui come tutti gli organismi ad un certo punto si autolimita nello sviluppo. Non invade tutta la terra.

 

Il bamboo è oramai entrato nelle nostre vite, è sostenibile e potrebbe essere una risorsa economica per i paese più poveri dove è presente in maniera naturale.

Usarlo in maniera corretta è possibile, la provenienza di laminati o prodotti finiti  che non siano di lavorazione artigianale  ( reale ) devono essere di origine italiana o quantomeno avere un origine territoriale abbastanza vicina da pareggiare i consumi e l’utilizzo delle risorse per il prodotto finito.

Buona ricerca!